INNOVAZIONE O MORTE!

Posted on 16/09/2014

0



inn

Lev Tolstoj sosteneva che “Anche laddove vige il suffragio universale, il popolo non può comunque esprimere la propria volontà. E non può esprimerla perché una simile volontà collettiva di tutto un popolo, di milioni di persone, non può esistere, e perché anche se esistesse una maggioranza di voti non potrebbe comunque esprimerla pienamente. “ Da alcuni anni siamo immersi in una rivoluzione, forse ancora più profonda di quella nella quale Tolstoj visse più di un secolo fa, a un cambio di paradigma: la “rete”, i nuovi strumenti di comunicazione, ci consentono oggi di conoscere, sapere, svilupparci e crescere “in tempo reale”. Quello che per Tolstoj era un ingannevole equivoco e un’utopia impossibile da realizzare può realmente inverarsi, a patto che si riesca a “rovesciare la piramide” dei processi decisionali, trasferendovi i concetti espressi da Peter F. Drucker (1988): occorre che le classi dirigenti dei paesi occidentali si pongano a supporto e al servizio dei cittadini, della loro crescita e trasformazione, e non – come tuttora accade – il contrario. Tutti i protagonisti devono essere consapevoli di muoversi in un contesto dove la cosiddetta “domanda”, fino a pochi decenni or sono neanche presa in considerazione perché in eccesso (strade, ferrovie, case, ospedali, scuole, finanziamenti, formazione ecc. costituivano bisogni da soddisfare, non desideri da realizzare), oggi è ancora elevata, ma mostra contenuti tendenzialmente anche qualitativi e non più unicamente quantitativi. E dunque, per poter operare in modo efficace, occorre entrare definitivamente nell’ordine di idee di rovesciare la piramide del processo: chi stava alla base della vecchia piramide – le persone interessate (e soggette) all’intervento – deve essere collocato in alto, per esprimere bisogni e desideri ed esercitare consapevolmente il ruolo di partecipazione e indirizzo per ottenere soddisfazione delle proprie esigenze. Al contrario, il committente – soprattutto se pubblico – e gli esperti si devono situare in basso per realizzare interventi secondo i desiderata, e sotto il controllo, dei destinatari, in un processo e sulla base di un’organizzazione che sono altrettanto fondamentali quanto gli obiettivi e i contenuti.

Di conseguenza, la democrazia attuale deve farsi necessariamente @democracy. Se ciò è vero in generale, lo è in misura ancora maggiore e ancora più urgente per il sistema delle imprese, che soprattutto in Italia è caratterizzato da un’altissima percentuale di micro e piccole imprese sotto i 10 addetti (il 96% delle oltre 6.100.000) e ha ancora notevoli margini di sviluppo se supportato nell’integrazione fisica e culturale alla “rete”. I dati che emergono dalle statistiche pongono in evidenza alcuni elementi fondanti:

  • la cultura telematica è poco diffusa: soltanto il 30% delle imprese si avvale dei servizi on line della pubblica amministrazione (perché non ne comprendono l’utilità o li considerano difficili da usare o non sono abituati a servirsi di internet) e comunque lamentano una scarsità di informazione al riguardo;
  • diversa è la situazione per le medie e grandi aziende (il 4% del totale), che presentano percentuali di uso prossime al 90% (ISTAT, 2010);
  • l’uso di internet da parte delle imprese è nella media UE, ma il fatturato del commercio elettronico è solo un terzo di quello dell’Europa;
  • della Pubblica Amministrazione a fornire il maggior numero di informazioni on line sono soprattutto le Province e i Comuni, con più del 50% del totale dei contributi. Gli stessi enti detengono il primato dei moduli distribuiti on line (90%);
  • per i servizi in rete la situazione cambia: il 40% dei servizi on line è offerto dalle Camere di commercio, seguite da Province e Comuni;

Un quadro non molto confortante, che può però rivelarsi una grande opportunità – anche sulla base del fatto, per esempio, che CISCO ipotizza un aumento del 230% del traffico on line entro il 2014 – se si rimuovono almeno tre macigni:

  • l’ignoranza: scarsa conoscenza delle capacità e potenzialità di internet da parte delle famiglie e delle micro e piccole imprese;
  • la sfiducia: difficoltà di comprendere i vantaggi della partecipazione e dell’essere in rete tra persone, imprese e istituzioni per crescere di più e meglio;
  • la conservazione: età e genere di chi ci governa confrontati con le percentuali di uso di internet per età ci dicono che dopo i 50 anni l’indice crolla sotto il 40%, e l’età media di chi governa è di 57 anni, con una presenza femminile del 14%[1].

Superare queste criticità non è facile, ma alcuni interventi possono offrire senza dubbio un contributo importante:

  • Open government. Attuare la collaborazione in rete tra le PA nazionali e locali consente di fornire alle imprese informazioni, dati e servizi, minimizzando la spesa e il tempo necessari per rendere utilizzabili i servizi stessi e le applicazioni.
  • Open data. L’immissione on line dei dati grezzi da parte della PA dà modo alla singola impresa, ma anche al singolo ricercatore universitario o aspirante imprenditore, di elaborarli come meglio crede, interrelandoli secondo le proprie intuizioni e la propria creatività. Al contrario, vi sono ancora troppi PDF e si perde ancora troppo tempo per cercarli.
  • E.participation. Per smentire Tolstoj, e rovesciare la piramide, è opportuno approntare piattaforme unitarie per monitorare giornalmente bisogni e progetti settoriali e specialistici del sistema delle imprese, ossia aprire a un social enterprise network e realizzare una piattaforma on line “per l’impresa tutto il giorno”, dove raccogliere proposte e istanze e poter così correggere la rotta e fornire ciò che davvero serve alle imprese. L’investimento è minimale (due-tre decine di milioni di euro), ma consentirebbe redditività certamente a tre cifre. All’interno della PA vi sono la competenza e la capacità di innovazione per fare questo e molto altro. Basta cercarle ( e non gettarle!)

Senza questi interventi che riescano a smuovere i macigni non si potrà creare l’ecosistema favorevole allo sviluppo delle micro e piccole imprese, fondamentale in questa trasformazione epocale del modello socioeconomico. Tra le priorità dell’Europa per perseguire questa trasformazione ci sono:

  • credito, tempi di pagamento, usura e capitalizzazione delle imprese;
  • strumenti e azioni per fronteggiare le crisi d’impresa;
  • politiche per l’innovazione, l’energia e la sostenibilità ambientale;
  • strumenti per la crescita dimensionale, l’aggregazione, la trasmissione d’impresa;
  • politiche e strumenti per l’internazionalizzazione;
  • semplificazione e raccordo tra i livelli di governo nei confronti delle imprese.

In tutti gli ambiti citati l’impatto delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) è potenzialmente elevato e ha, de facto, già impresso un’accelerazione ad alcuni dei processi chiave dello sviluppo socioeconomico, ad esempio attraverso borse telematiche e piattaforme b2b e b2c. Valutare se il processo di accelerazione catalizzato da progetti che sfruttano le TIC sia adeguato e direttamente proporzionale ai volumi di investimenti pubblici (soprattutto) e privati, è l’oggetto della nostra disamina che abbiamo svolto nel libro L’INNOVAZIONE INTEGRATA. Imprese e amministrazione pubblica: nuovi paradigmi digitali per un progresso sostenibile”

Dato che i risultati ottenuti non sono commisurati al volume di investimenti finalizzati, in particolare allo sviluppo di strumenti, servizi e processi di e-government, occorre urgentemente porre in atto un insieme di tecniche e strategie per correggere questa situazione ed “efficientare” i progetti di e-government, guardando ai vent’anni di storia di internet e ai casi di maggior successo.

All’interno di questi ultimi, sono degni di nota soprattutto quelli in cui si sono privilegiati:

  • l’ambito operativo delle istituzioni vis-à-vis della propria comunità di riferimento;
  • le economie di scala;
  • la cura e la gestione delle comunità d’interesse in un rapporto trasparente e diretto (l’open government), criteri fondanti del nuovo metodo di interconnessione tra gli interessi – ad esempio – di una PMI e quelli di un’istituzione ( non basta certamente lo Sportello Unica per le Attività Produttive);
  • l’approccio di semplificazione a 360 gradi, dalla procedura burocratica all’accesso alle informazioni di corredo degli adempimenti, all’inevitabile trasmissione telematica di carte e certificati;
  • la sostenibilità economica e temporale dei sistemi di e-government;
  • la competenza TIC del personale pubblico che deve curare progetti di e-government.

L’e-government deve essere inteso come un processo teso a migliorare e accelerare le prestazioni amministrative utilizzando le tecnologie dell’informazione.

Claudio Cipollini e Nicola Christian Rinaldi

[1] Delle 103 cariche principali solo 14 sono ricoperte da donne, con un’età media di 46 anni. Cfr. anche Italia. Giovani bye-bye, a cura di Manageritalia (con la collaborazione di A. Rosina e P. Balduzzi), novembre 2010.

Posted in: Notizie