TECNOLOGIA, LAVORO E PROGRESSO: UN’ EQUAZIONE RISOLVIBILE ? di Claudio Cipollini

Posted on 21/07/2014

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 Una premessa

Alcuni giorni or sono il mio amico Paolo Di Cesare, co – fondatore di Nativa la prima società italiana “for benefit” che si occupa di assistere le imprese verso la sostenibilità integrata mi ha inviato una mail nella quale, a sua volta, girava un’altra mail di Peter Diamandis, co-fondatore di Singularity University e di PrizeX (e tante altre cose incredibili come dice Paolo). In quest’ultima Peter affronta il tema del technology unemployment, del rischio di imbattersi in una massiccia mancanza di lavoro a causa degli esponenziali tecnologici.

In sintesi (in fondo troverete la mail completa di Peter) le tesi sulle quali Peter e quindi Paolo invitano a riflettere e contribuire si basa su quattro alternative di fondo:

  1. Aumento netto positivo del lavoro: la crescita esponenziale delle tecnologie causerà un incremento positivo netto di posti di lavoro e opportunità qualificati;
  2. Perdita di lavoro: la crescita esponenziale della tecnologia diminuirà drasticamente il numero di posti di lavoro, ma la società si adatterà a questa nuova realtà cambiando le norme del lavoro (giorni o ore a settimana, ecc), e/o la modalità di lavorare in mondi virtuali.
  3. Ci sarà una perdita a breve termine dei posti di lavoro; tuttavia, nel lungo termine, la crescita esponenziale della tecnologia causerà un incremento positivo netto di posti di lavoro e opportunità qualificati, forse anche integrandosi maggiormente con la tecnologia.
  4. Perdita di lavoro. Ci sarà una perdita su larga scala di posti di lavoro sia nel futuro prossimo, sai nel lungo termine, e la società non sarà in grado di adattarsi, e questo causerà significativi problemi sociali.

 Alcune considerazioni di base

 Il tema è certamente uno dei più seri e importanti dei prossimi decenni, almeno insieme a quello della sostenibilità ambientale, sociale e economica, a quello dell’acqua e dell’energia e a quello della crescita della popolazione mondiale e dei relativi livelli di sopravivenza.

Ma è proprio questo che ritengo vada preso in considerazione per poter provare a tracciare scenari possibili e conseguentemente azioni risolutive e perlomeno migliorative. In altre parole il singolo tema è affrontabile solo se interconnesso e interrelato con gli altri. Non possiamo continuare a affrontare i macro, ma anche i micro temi con approcci settorialistici e riduzionisti. La cultura orientale in questo ci può dare una grande mano, ma come la nostra stessa occidentale che orma da 1 secolo ha “scoperto” la fisica quantistica e le relative relatività della natura e quindi anche del nostro modo di pensare e agire. Olismo, sistematicità, complessità, relatività sono alcune delle parole, e relativi concetti, base da cui affrontare il tema anche del lavoro e della crescita esponenziale delle tecnologie.

 L’equazione è risolvile?

 Non sono assolutamente in grado di sapere se un giorno qualcuno, o meglio un gruppo di persone, riuscirà a risolvere l’equazione e quindi trovare la strada da percorrere attraverso leggi, norme, tecniche e finanziamenti per risolvere la questione.

Vorrei però qui mettere sul tavolo alcune variabile che a mio avviso andrebbero considerate e inserite nell’equazione. Il tema infatti dell’influenza della crescita della tecnologia rispetto alla quantità e qualità del lavoro e dei conseguenti redditi delle persone non può essere affrontato solo in modo autoreferenziale e all’interno della biunivocità della relazione che tale non è. Siamo anche qui di fronte a un sistema adattivo i cui agenti interni sono ben maggiori delle poche variabili esposte nella nota di Peter. Di seguito ne elenco qualcun’altra (e ce ne saranno certamente ancor di più)

  1. Le condizioni sociale e economiche della maggioranza della attuale popolazione mondiale sono ancora lontane da quelle raggiunte dai principali Paesi occidentali. La contemporanea crescita della stessa popolazione nei prossimi 30-40 anni di oltre il 40% (passeremo da 7 a 10 miliardi) influenzerà certamente anche modi e metodi di produzione sia industriale sia dei servizi e non solo (esperienze, trasformazioni identitarie delle persone, ecc.);
  2. Dopo il comunismo sta cadendo anche il capitalismo come sistema economico di sviluppo. In più parti del mondo si stanno teorizzando e sperimentando nuove organizzazioni, forme e metodi di cooperazione per lo sviluppo. Basta qui solo accennare alle imprese “for benefit” (bcorporation), al tema del “valore condiviso” (sharedvalue) lanciato da M. Porter e Kramer nel 2011, all’economia civile degli italiani Zamagni e Bruni, tutti argomenti e tematiche che certamente influenzano e ancor più lo faranno nel futuro la relazione tra tecnologie e lavoro per l’impatto che avranno sulla distribuzione del valore e dei profitti imprenditoriali.
  3. Il tema della sostenibilità ambientale, sociale e economica che già nei tentativi di accordi a livello mondiale (Kioto, Copenaghen) così come negli obiettivi di Europa 2020 sta comportando e sempre più influenzerà le condizioni produttive e sociali e quindi del lavoro.

Se quindi arricchiamo l’equazione con solo queste tre macro variabili già abbiamo n potenziali scenari di riferimento possibili che arricchiscono notevolmente le 4 variabili presentate da Peter. Vale allora forse la pena di creare gruppi multidisciplinari adeguatamente coordinati per provare a trovare soluzioni possibili e valutare impatti attendibili.

 La mail di Peter Diamandis

 “Last week, in conversation with Vinod Khosla, Larry Page was asked what he thinks will happen to jobs in the future as technology begins to replace humans.

His response was essentially, “everybody will work fewer hours.”

Similarly, Richard Branson suggested that in the future, companies might choose to hire two part-time people for every one full-time job, employing more people for less time. We could reduce our work weeks to four days and sprinkle more vacations into the year. I guess most people wouldn’t complain.

But what’s going on here?

I often talk about the incredible benefits exponential technologies like machine learning, robotics, and 3D printing will bring to society. However, one major potential concern is that these same technologies will cause widespread unemployment across the board. This is often referred to as technological unemployment.

In fact, one recent study out of the Martin School at Oxford suggests that 47% of our jobs are at high risk of being replaced in the next one to two decades.

Developments in the fields of machine learning and robotics are creating systems that outperform, outpace, and outprice human labor. And the spectrum of jobs that computers can replace is expansive. Everyone, from factory workers and farmers to doctors and lawyers, has their current jobs at risk.

This is an important topic that you should at least be thinking about. It’s also a complicated subject, so my aim is this blog is not to delve into too much detail; instead, I want to provide a little context and argue that now, more so than ever, is the time to be debating what to do next.

A Little History

Did you know that a letter was sent to the president, signed by Nobel laureates and esteemed professors warning him of “imminent large-scale technological unemployment“? The letter describes a “cybernation revolution,” brought about by “the combination of the computer and the automated self-regulating machine,” which, “results in a system of almost unlimited productive capacity which requires progressively less human labor.”

But this letter was sent in 1964, to President Lyndon B. Johnson, by a group of concerned scientists 50 years ago!

There are a few ways to interpret this:

Option #1: Given that we haven’t seen a “cybernation revolution” in the last 50 years, we probably shouldn’t be worried about it happening anytime soon. The idea here is that technology continually creates new (and higher functioning jobs) than it displaces, ultimately benefiting humanity.

Option #2: This time it’s different, and 50 years ago we were in the deceptive phase of an exponential development cycle, but now it’s becoming disruptive, and we are right on the knee of the curve. In other words, it’s time to start preparing for (and becoming comfortable with) large-scale, rapid exponential change.

Where do you fall?

If option #1 is correct (like technology gurus Marc Andreessen and Kevin Kelly believe), then we’re in good shape and we’re heading towards a world of abundance with little downside. For example, 50 years ago, financial institutions employed rooms full of bookkeepers who copied ledgers. When computers first hit the scene and took over this function, it was feared that banking jobs would vaporize. But this never happened. Banks today employ more people than ever before.

If, on the other hand, option #2 is correct, then we have some important conversations and decisions ahead of us, and a lot of seriously concerned people.

I recently held a confidential chairman’s forum at Singularity University with a group of CEOs to think through the potential impact of large-scale technological unemployment.

After many conversations, we identified four possible outcomes.Which of these do you believe is correct?

(1) Net Positive Increase in Jobs: Exponential technologies will cause a net positive increase in meaningful, skilled jobs and opportunities.

(2) Loss of Jobs, Society Adapts: Exponential technology will dramatically decrease the number of jobs, but society will adjust to this new reality by changing norms around work (days or hours per week, etc.), and/or the creation of work in virtual worlds.

(3) Near-Term Loss & Long-Term Gain of Jobs: There will be a near-term loss of jobs; however, in the long-term, exponential technology will cause a net positive increase in meaningful, skilled jobs and opportunities, perhaps as human more closely integrate and collaborate with technology.

(4) Loss of Jobs/Society Rebels: We’re screwed: There will be a large-scale loss of jobs in both the near and long-term future, and society will not be able to adapt, and this will cause significant anger and revolution.

I’d love to know what you think…

In fact, here’s a 2-question survey on this subject. Would you take a moment and take it?

https://www.surveymonkey.com/s/RJBR5ZV

More importantly, please share this with your social media, friends and family. I’d love the broadest exposure possible to this survey.

I’ll share the results with you and your friends, if you’d like, next week.

What to Do Next

My recommendation for you is to do the following: begin to do your own research. Talk with friends, spend some time looking up “technological unemployment” on the Web, read the opinions of vocal thought leaders like Marc Andreesen and Larry Page, and shape your own opinion on the matter.

What you think about this subject? Spread the word and share your thoughts with me and your friends. Let’s elevate this topic in the global conversation.

If you’re a CEO or entrepreneur and would like to take the discussion one step further, I’ll be spending time on this subject (both the threats and opportunity) at my Abundance 360 Summit.

In the meantime here are some blogs and links to kick off your own research:

  • Marc Andreessen’s blog on the subject: LINK
  • Larry, Sergey & Vinod discussing this on video (circa minute 15) here: LINK
  • Fear Not The Coming of Robots: LINK
  • From Poverty to Prosperity, Bill Gates: LINK
  • Two more perspectives: Reich and Evans

I’ll share my personal opinions/thoughts more with you next time when I send over the SurveyMonkey results.

All the best,
Peter

P.S. Every weekend I send out a blog like this one with my latest insights on technology. To make sure you never miss one, head towww.AbundanceHub.com to sign up for this and my Abundance blogs.

P.P.S. If you want my personal coaching on these topics, consider joining my Abundance 360 coaching program for entrepreneurs.”

 

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