SOSTENIBILITA’, CONDIVISIONE E PROGRESSO

Posted on 31/10/2013

0



Il tema della sostenibilità integrata rappresenta l’ombrello sotto il quale ridefinire gli obiettivi e le strategie per un progresso nuovo e compatibile con la natura dove la condivisione tra gli attori – amministrazione pubblica, imprese e organizzazioni a movente ideale – sia la base di partenza. Si tratta di rivisitare e pianificare nuovi approcci e nuove modalità che vedano gli aspetti ambientali, economici, sociali, istituzionali e culturali al centro di una nuova visione sinergica e insieme con il resto della Terra alle diverse scale di intervento. Una visione innanzitutto compatibile e fondata sui valori dell’equità, dell’uguaglianza e del rispetto reciproco tra esseri umani e con la natura. Una visione che faccia si che interventi, produzioni, servizi e attività umane siano economicamente “sane”, socialmente “giuste”, istituzionalmente adeguate e culturalmente di qualità.

E parlo di sostenibilità e non di sviluppo sostenibile. Direi progresso sostenibile nei termini di Pasolini: benessere per tutti nella libertà.

Come presupposto di fondo occorrerebbe divenire tutti consapevoli di avere un destino, un’identità e un’origine terrestre comune come sostiene Edgar Morin e vivere bene dal punto di vista qualitativo, dell’essere e non dell’avere.

foto (1)L’obiettivo di fondo è un equilibrio per il progresso e il benessere materiale e immateriale delle persone quale risultato e sintesi di collaborazione e condivisione e non di concorrenza spietata e irresponsabile e un’economia verde che ci consenta di vivere in territori liberi sempre di più, e per sempre, da inquinamenti.

Un’economia condivisa e plurale dove imprese profit, imprese civili a movente ideale e amministrazioni pubbliche possano individuare e condividere obiettivi di progresso sociale e economico, oltre il liberismo e lo statalismo ormai bocciati dalla storia.

Da un confronto dialettico a un confronto dialogico.

Si stanno affacciando sia nuovi modelli di riferimento, sia focalizzazioni specifiche sulle nuove interazioni e rapporti tra gli attori. Sono segnali ancora non molto  vistosi che però iniziano a far intuire alcuni possibili nuovi percorsi, nuovi comportamenti, nuove fedeltà. Collaborazione, empatia, assertività, sociale, qualità, rete, sistemi, integrazione, indipendenza, sono alcuni ingredienti di questi percorsi ancora da costruire.

Dal concetto lanciato da Porter e Kramer nel 2011 sulla necessità di creare valore condiviso tra i tre attori principali, per ripartire, allo stesso Rifkin  che sintetizza i vantaggi e gli svantaggi di stare in rete, anche emotivamente quando afferma che    “La rete impone, a chi vi partecipa, la rinuncia ad una parte della propria autonomia e della propria sovranità; d’altro canto la spontaneità e la creatività che “germogliano” in un ambiente cooperativo, offrono ai partecipanti un vantaggio competitivo arrivando al  risultato desiderato attivando le reti di relazioni e non più la proprietà del nostro individualismo.”

È quanto ribadiscono Tapscott e Williams quando affermano che le imprese potranno prosperare in futuro se faranno propri i principi della collaborazione, apertura, condivisione, integrità e interdipendenza, principi fondamentali per tutti per andare verso un mondo sostenibile.

In Italia Bruni e Zamagni tra gli altri ribadiscono questi concetti di fondo ripartendo dall’economia civile del Genovesi e del Verri del 700 napoletano e milanese.

Uno scenario che potrebbe precludere una sorta di economia condivisa, dove i protagonisti della produzione di beni, servizi e di esperienze sono imprese profit e le “organizzazioni a movente ideale” (OMI) così definite da Luigino Bruni che condividono insieme alle amministrazioni pubbliche programmi e obiettivi per poi suddividere responsabilità e compiti, in un ambiente competitivo e collaborativo insieme. E per ognuno i suoi ritorni attesi.

Sono ormai decine e decine gli esempi in contesti geografici diversi (Europa, America Latina, Africa e Stati Uniti) di imprese e pubblica amministrazione hanno condiviso programmi di sviluppo favorendo l’infrastrutturazione dei territori, la collaborazione e la formazione di cooperative.

In una fase storica come quella attuale infatti, gli scenari prospettati devono e possono essere perseguiti, ma soprattutto la scarsità delle risorse economiche ci deve portare a condividere programmi e obiettivi massimizzando i costi e i benefici degli interventi e minimizzando i relativi costi, competenze e ruoli. Ancora troppo spesso sovrapposti e “autobloccanti”.

In questo contesto l’amministrazione pubblica ha l’obbligo di accettare il ruolo delle OMI, prenderle sul serio sulla base della qualità di quello che viene fatto; considerandole una risorsa del Paese che può dare una mano per un progresso e un  welfare innovativo.

Le imprese (cosi dette profit) a sua volta dovrebbero accettare le OMI come un operatore che da il suo contributo proattivo e non – come ancora troppe volte accade – un’organizzazione da prendere in considerazione solo per essere socialmente responsabili.

Per iniziare a attuare tutto questo dobbiamo finire di rovesciare la piramide e fare un salto culturale che comprende :

  1. il riconoscimento che per il progresso – sostenibile – siamo utili tutti: P.A., imprese e OMI.
  2. Il riconoscimento che – come afferma RIFKIN circa il passo indietro – è vero e vale la pena investire sulla condivisione e sulla rete in termini di risorse e di passione e idealità;
  3. che le nuove formule di partecipazione e condivisione siano rese concrete e normate – anche sperimentalmente – e che conseguentemente gli eletti (politici) e la PA siano consapevoli di essere al servizio delle persone, delle imprese, delle OMI e non viceversa.
  4. l’inizio di una legislazione che preveda la condivisione tra le varie branche della PA rispetto ai target e sui territori e tra PA, imprese e OMI per procedure di condivisione e collaborazione. Un esempio potrebbe essere quello dove le PA che vogliano prevedere interventi a favore delle PMI digitali debbano preliminarmente:
    1.  concordare i rispettivi ruoli e contenuti dei programmi al fine di ottimizzarne l’efficacia e la relativa efficienza e risparmio di costi interni;
    2. confrontarsi con le rappresentanze delle imprese per comprendere adeguatamente le problematiche relative al provvedimento.
  5. il cambio radicale dell’organizzazione della PA per rispondere adeguatamente alle nuove esigenze, abbandonando gli schemi ottocenteschi attualmente in uso. Dalle funzioni e pratiche, ai progetti

Claudio Cipollini

 Sintesi dell’intervento al FORUM SULLA SOSTENIBILITA’ organizzato da COMUNICAZIONE ITALIANA, tenutosi a Milano il 30 ottobre 2013 sul tema “IMPRESE, ISTITUZIONI E NO PROFIT IN UNA NUOVA ALLEANZA PER VINCERE LA SFIDA DELLA SOSTENIBILITÀ COMPETITIVA”.

forum_sostenibilità_gerebros__84A6920forum_sostenibilità_gerebros__84A6867forum_sostenibilità_gerebros__84A6919

Posted in: Notizie