POLITICI AVVISATI, MEZZI SALVATI: L’ECONOMIA ITALIANA CE LA FARA’?

Posted on 09/04/2013

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Riportiamo l’editoriale del Frankfurter Allgemeine Zeitung, comparso sulla  prima pagina l’8 Aprile 2013

 La doppia crisi italiana

Di Tobias Piller

Dopo una breve corsa verso riforme, tutto torna come sempre: regnano stallo e blocco generale.

Se e come funziona l’assetto statale dell’Italia, da tempo non è più solo una questione per gli italiani. Le finanze pubbliche e lo stato dell’economia italiana influenzano le prospettive dell’intera Unione Monetaria. La Banca Centrale Europea ha comprato Titoli di Stato italiani per 100 miliardi di Euro. Gli italiani hanno, insieme ad altri Paesi dell’Eurolandia, portato avanti la fondazioni di un fondo di salvataggio del peso di molti miliardi, che doveva servire come assicurazione contro casi di crisi ed ondate di speculazione. Inoltre, il Primo Ministro Mario Monti è riuscito ad estorcere l’introduzione di un meccanismo europeo, con il quale in tempi turbolenti dovrebbe essere bloccato l’aumento degli interessi per Titoli di Stato. Allo stesso momento, i politici italiani hanno già dimenticato da tempo le promesse date per la fondazione dell’Unione Monetaria o le contropartite offerte per le garanzie finanziarie. Perché per loro, tutto gira ancora intorno alla tattica quotidiana, successi di breve portata e piccoli interessi di clientela. In questo contesto, la strategia di lungo termine è una cosa secondaria.

 L’Italia non sta in una situazione di crisi come la Grecia o Cipro, ma l’economia non fiorisce, il numero degli occupati si sta riducendo. Senza riforme che potrebbero creare più competitività, l’Italia non può né crescere né risolvere i suoi problemi sociali. Il Paese potrebbe già fra poco diventare un nuovo focolaio di crisi in Europa. Per evitare uno sviluppo di questo genere, l’Italia dovrebbe poter contare su un sistema politico che funziona bene, nel migliore dei casi su un governo stabile, che ha diversi anni di tempo, anche per decisioni poco popolari. Perciò, l’Italia sconta una doppia emergenza: Mancano riforme per l’economia, e per questi manca un sistema politico che funziona.

 La Costituzione italiana era stata programmata, dopo l’esperienza della dittatura, a non permettere più una figura di guida forte. Per questa ragione esiste un Parlamento ad andatura lenta con due Camere, dove tutto deve essere deciso doppiamente, ma anche un debole Primo Ministro, che non può neanche licenziare un Ministro. La legge elettorale proporzionale ha creato 50 Governi nei 47 anni del dopoguerra. Questo doveva cambiare quando è stato proclamato la “Seconda Repubblica” nel 1994. Indagini contro la corruzione avevano allontanato i Democristiani ed i Socialisti dal palco della politica. Una nuova legge elettorale maggioritario doveva creare condizioni chiare. Infatti, da allora, dopo le elezioni nazionali non erano più necessario lunghe trattative o accordi collusive. Già nelle serate dopo le elezioni era chiaro chi avrebbe governato. Ma questo non era la soluzione di tutti i problemi, perché 1994 Silvio Berlusconi entrava sul palco scenico della politica. Il litigio sulla questione se Silvio Berlusconi era legittimato a governare o no, sta paralizzando l’Italia da allora. A questo si aggiunge, che dal 1992, i magistrati e giudici italiani tante volte si immischiano fortemente nella politica. Con le loro indagini hanno fatto cadere un governo di destra ed uno di sinistra. Infine, una modifica della Costituzione, decisa a maggioranza sinistra, ha aumentato il potere delle regioni ed indebolito ancora di più la forza decisionale di Roma.

 L’incapacità di agire della politica italiana, insieme allo spudorato arricchimento di politici regionali di tutti colori, ha fatto nascere un grande movimento di protesta sotto il comico Beppe Grillo. E non c’è neanche più un Governo. In questa situazione, la politica italiana dovrebbe essere rinnovata dalle fondamenta. Malgrado i politici italiani stanno ripetendo tante volte che ci vorrebbe una nuova legge elettorale ed un Parlamento più piccolo, questo non risolve niente. Appena le cose diventavano concreti, i politici italiani si sono sempre bloccati a vicenda. Allo stesso momento, il quadro delle riforme politiche dovrebbe essere molto più ampio di una riforma elettorale. L’Italia dovrebbe pensarci su come arriva ad un governo in grado di agire, anche con l’eventuale sacrificio della nozione che finora, per ragioni di equità, ha dato voce ai partiti molto piccoli.

 Le competenze dello Stato centrale, Regioni, Province, Comuni devono essere riorganizzati in un modo che ogni istituzione ha compiti chiari e non può solo bloccare gli altri. Infine, merita anche una discussione, la questione se la politica tradizionale italiana non dovrebbe rispondere in modo più deciso alla sfida del comico Grillo, con la sua dubbia interpretazione della democrazia: o con una grande coalizione per la difesa del sistema parlamentare e la elaborazione dei necessari cambiamenti nella Costituzione, o con l’introduzione di un sistema presidiale seguendo l’esempio della Francia.

 Ma i desideri e la realtà stanno divergendo in Italia non solo da ieri. Durante la crisi, contano quei politici che esistono, e non le figure politici che potrebbero esserci. Comunque, i creditori dell’Italia nel Mondo finanziario ed i clienti delle aziende italiani nella economia Mondiale non aspetteranno fino a quando i politici italiani hanno risolto le loro beghe piccole. 

 

 

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