LA CINA CI AMA , MA NOI NON LO SAPPIAMO

Posted on 16/12/2012

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Sono appena tornato da Shanghai in Cina dove sono andato per lavoro, ho incontrato il Ministro del commercio e dell’innovazione della municipalità e 3 fondi di investimento.Visti e sentiti da laggiù siamo proprio un Giano bifronte:

•   imbarazzanti come Paese  perchè i cinesi sono curiosi di sapere cosa ci sta accadendo, chi ha il potere di decidere, cosa vogliamo fare e le risposte non ci sono; anzi si parte handicappati e la risposta che sono riuscito a trovare è stato solo quella di dire che è nei momenti di crisi che occorre investire per riavere le opportunità di ripartire. E il bello è che dopo ho scoperto che l’ideogramma cinese della parola crisi presenta due simboli: quello della paura e quello dell’opportunità!

 •   eccellenti e ammirati come singoli e come modo di essere e vivere perché chiedono e vogliono le nostre persone, imprese, storie, prodotti e servizi, beni culturali e naturali, il nostro stile di vita. Vogliono “copiare” la nostra capacità creativa, hanno bisogno di esperienze e culture che li aiutino a riempire di contenuti i loro spazi fisici e virtuali per continuare a crescere, hanno necessità di apprendere sistemi di sviluppo e gestione più raffinati e complessi che gli consentano di rendersi autonomi dall’innovazione occidentale.

 E certamente eccellenti sono i 28 casi di imprese, organizzazioni non profit, amministrazioni pubbliche raccolti girando l’Italia da PRIMA PERSONA (http://www.primapersona.eu/italiaviva/ ), casi singoli in un Paese in difficoltà, un Paese che ha ancora troppi casi di “morte annunciata” e si permette, per esempio, di rimandare al mittente 50 milioni di € di investimenti in quel di Nardò in Puglia, perché chi avrebbe voluto investire viene dalla Gran Bretagna e lo ha deciso in base al Piano Regolatore Generale e non consultando la classe politica attuale: un caso -come molti altri- dove politica e burocrazia fermano tutto e che in questo modo rischiano di portarci in fondo al pozzo.

Casi singoli che occorre mettere in rete e a sistema se vogliamo avere qualche chance di ripartire per raggiungere nuovi traguardi per un progresso sostenibile e non solo e più mero sviluppo e crescita di quantità.

E allora l’augurio è che questi 28 casi, insieme alle altre centinaia, migliaia che certamente esistono diano colore, passione, vita e diventino sistemi e sistema per sare un senso a quei numeri dettati nel Programma Nazionale di Riforma per l’Italia del 2020 per cui siamo impegnati con l’Europa tutta, insieme a progetti credibili e sostenibili per divenire un Paese eccellente e ammirato. Un Paese eccellente poiché sistema di eccellenze e non tale per una politica che pretende di disporre e di dettare dell’eccellenza. Quella politica non ci può più essere. Non c’è mai stata.

Claudio Cipollini

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