Obiettivi Strategia Europa 2020: l’Italia a che punto si trova?

Posted on 04/12/2012

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Oltre 7 punti percentuali sotto la media europea in termini di occupazione; quasi 1 in meno quanto a investimenti in ricerca e sviluppo rispetto al Pil; il 5% dei giovani in più che abbandonano la scuola prima di aver concluso il ciclo; il 15% dei laureati in meno. E’ la situazione dell’Italia nel 2011 al confronto con l’Europa a 27, scattata a metà novembre da Eurostat che mostra come non ci sia un solo indicatore, tra quelli previsti alla strategia Europa 2020, in cui l’Italia “brilli” rispetto ai principali paesi della Ue a 27. Pochi, infatti, quegli Stati che sono riusciti a far peggio di noi nel perseguire le tre priorità strategiche di crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, concordata dai Capi di stato e di governo nel giugno 2010, che, articolati in cinque obiettivi prioritari di crescita e occupazione, stabiliscono che entro il 2020 nei Paesi membri della Ue debbano avere un lavoro il 75% delle persone tra i 20 e i 64 anni; il 3% del PIL debba essere investito in ricerca e sviluppo; ci sia un miglior rapporto tra energie “pulite” e fonti di approvvigionamento tradizionali; almeno il 40% dei giovani sia laureato e gli abbandoni scolastici interessino non oltre il 10% della popolazione giovanile, il rischio povertà debba diminuire per almeno 20 milioni di persone.

Elaborando dati 2011, Eurostat mostra che il tasso di occupazione ha raggiunto il 68,6% nell’UE a 27. I Paesi che registrano i migliori risultati sono la Svezia (80,0%), i Paesi Bassi (77,0%) e la Danimarca (75,7%). Nel Regno Unito si è registrato un tasso del 73,6% di occupati, in Germania il 76,3%, in Francia il 69,2%, in Spagna il 61,6%. Alle spalle dell’Italia, con il 61,2% solo la Grecia e l’Ungheria.

Per quanto concerne la quota di PIL investita nel settore ricerca e sviluppo tecnologico, nel 2011 nell’UE a 27 è pari al 2,03%, (+0,02% rispetto al 2010). In Italia la quota in termini percentuali del PIL risulta pari all’1,25% (in calo dello 0,01% rispetto al 2010). Meglio di noi hanno fatto Finlandia (3,78%), Svezia (3,37%), Danimarca (3,09%), Germania (2,84%), Austria (2,75%), Francia, (2,25%), Regno Unito (1,80%) e Spagna (1,31%). Si distinguono invece per gli investimenti più bassi  Slovacchia (0,68%), Bulgaria (0,57%), Cipro e Romania (0,48%).

L’UE-27 nel 2010 avrebbe ridotto del 15% le emissioni rispetto al 1990. L’Italia ha conseguito una diminuzione del 3%, la Francia del 7%, la Germania del 25% (persino al di sopra dell’obiettivo richiesto), il Regno Unito del 23%. La Spagna ha registrato invece un aumento del 26%. Non primeggiamo come Paese nemmeno sul fronte della quota di energie rinnovabili sul totale del fabbisogno. In questo caso, l’Italia nel 2010 ha registrato una percentuale del 10,1%, a fronte del dato complessivo dell’UE-27 pari al 12,5% (Germania: 11%, Francia: 12,9%, Regno Unito: 3,2%, Spagna: 13,8%).

Il confronto con le scelte (e le politiche) attuate da altri Paese europei è fortemente penalizzante anche per quanto riguarda alcuni indicatori relativi all’istruzione. Se nella Ue a 27 il tasso di dispersione scolastica dei ragazzi di età compresa tra i 18 e i 24 anni  è stato pari al 13,5%, in Italia siamo al 18,2%, ben al di sopra, quindi, di Francia (12%), Germania (11,5%), Regno Unito (15%), ma per fortuna al di sotto della Spagna (26,5%). Bassa poi la quota di giovani tra i 30 e i 34 anni che hanno completato l’istruzione terziaria o equivalente: solo 20,3% in Italia a fronte del 34,6% nell’UE a-27, del 43,4% della Francia, del 30,7% della Germania, del 45,8% del Regno Unito, del 40,6% in Spagna.

 

Infine, il rischio di povertà o esclusione sociale. Nel 2011, nell’UE-27 la quota di popolazione interessata da questo fenomeno è pari al  23,2%. Per l’Italia invece al 24,3%, anche in questo caso ben al di sopra di Francia (18,19%), Germania (19,66%), Regno unito (22,75% nel 2010). Alle nostre spalle solo la Spagna, con il 26,80%.

 

Fonte: http://www.camera.it/561?appro=310&La+strategia+per+la+crescita+e+l’occupazione+UE+2020

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