Infrastrutture sostenibili per un progresso sostebibile

Posted on 26/05/2012

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L’Italia dal dopoguerra si è sviluppata anche attraverso un’edificazione e un’infrastrutturazione che ha contribuito a una notevole crescita economica e sociale, malgrado una notevole deturpazione di paesaggi e città. Dagli anni ’80, a fronte di un sostanziale blocco o rallentamento delle infrastrutture, si è invece accentuata l’urbanizzazione disordinata e spesso abusiva, contribuendo ulteriormente e ancora più significativamente al depauperamento del territorio. Tuttavia, il ruolo che i paesaggi e i manufatti umani hanno avuto nella nostra storia ne fanno, anche e sopratutto oggi, una leva fondamentale per rinnovare i drivers per uno sviluppo futuro sostenibile e umano. Storia, clima, tradizioni, beni culturali e ambientali, paesaggi, enogastronomia sono solo alcuni dei fattori critici del successo di uno dei settori economici trainanti quale la cultura, oltre che il turismo, e ne rappresentano pertanto un asset strategico così come le infrastrutture di comunicazione materiali e immateriali  e le città.

Questi asset strategici costituiscono alcuni degli elementi portanti su cui fondare le nuove linee per l’Italia del terzo millennio. Per poterli valorizzare è necessario definire alcuni presupposti, gli obiettivi e le principali azioni prioritarie.

I presupposti. I territori sono di tutti, non dei singoli, e pertanto le decisioni su cosa fare, dove, come e quando farlo vanno prese da tutti con nuove modalità partecipative nelle quali i quattro attori – persone, imprese, imprese non profit e amministrazione pubblica – si interrelino,  condividano, collaborino responsabilmente e nel rispetto reciproco. La piramide decisionale si sta rovesciando e l’amministrazione pubblica deve rivedere la propria posizione storica di indirizzo e controllo del popolo a favore di una posizione di servizio e monitoraggio delle esigenze e del benessere delle persone. Accanto, emerge il requisito della sostenibilità economica, sociale e ambientale, non più visto come un vincolo di fattibilità ma come un’opportunità per decidere di intervenire. Tale approccio comporta, da un lato, l’acquisizione della certezza della fine dei manuali e delle ricette buone per tutte le stagioni e le latitudini e, dall’altro, la convinzione che la riqualificazione dell’esistente, così come lo sviluppo del nuovo, può avvenire soltanto mediante regole per i processi attuativi, per tempi certi (anche per facilitare gli investimenti dei privati) e per qualità adeguate.

Gli obiettivi. I principali obiettivi di un intervento sistemico alla riqualificazione e allo sviluppo sono:

  1. adeguamento dell’Italia ai livelli di infrastrutturazione materiale e immateriale necessari a ricreare le condizioni sociali e economiche per lo sviluppo;
  2.  riqualificazione delle città, ponendole in condizioni di vivibilità sostenibile.

Il perseguimento di questi due obiettivi consentirà di:

  • realizzare le condizioni di comunicabilità e trasporto delle persone, dei dati e delle merci, accentuando e facilitando la velocità dei collegamenti (oggi indispensabile per essere competitivi) e l’approccio alla complessità dei sistemi di governo e di produzione di beni e servizi;
  • rendere vivibili e competitive le nostre città, motori dello sviluppo culturale e socio-economico;
  • sviluppare al meglio le, ancora in parte inespresse, potenzialità economiche derivanti dalla valorizzazione dei beni culturali, artistici, ambientali, architettonici e archeologici che – identitari e peculiari della nostra penisola – ne fanno, quale asset strategico, anche la leva per un ruolo importante nelle filiere imprenditoriali derivate (dal turismo ai restauri, dalle tecnologie dei materiali alle filiere culturali, ecc.) e nel posizionamento competitivo nel Mediterraneo (con il Mezzogiorno come prima opportunità) .

Le azioni. Per raggiungere i suddetti obiettivi è necessario avviarein tempi brevi, alcune azioni fondamentali per innescare i volani che consentiranno di riposizionare la qualità dei territori e la mobilità secondo canoni di competitività globale. Nel dettaglio le azioni ipotizzate sono le seguenti:

  • Riformulare il sistema normativo nazionale e locale delle autorizzazioni.

La riforma riguarderà tanto le infrastrutture quanto l’edilizia e dovrà essere focalizzata sulla semplificazione e sulla sostenibilità integrata, sulla responsabilizzazione degli attori e su nuove modalità partecipative delle persone interessate, direttamente e indirettamente. In quest’ottica va ripensato, valorizzandolo, il ruolo del funzionario pubblico – responsabile del procedimento, e non solo – che dovrà avere come obiettivo quello di realizzare l’intervento secondo le norme e non – come da troppi anni accade – salvaguardare la norma a scapito dell’intervento. Il quadro di riferimento su cui agire sarà costituito dall’efficienza del processo attuativo e dall’efficacia dell’intervento per la collettività.

  • Ridefinire le regole per la sostenibilità delle infrastrutture.

Con tale azione si intende ideare e realizzare strade, ferrovie, porti, aeroporti, elettrodotti, centrali per energia, banda larga, ecc.,  basandosi sulla misurazione dei vantaggi e delle convenienze collettive, sulla certezza delle capacità gestionali e manutentive e sulla compartecipazione tra capitali pubblici e capitali privati. L’approccio collaborativo in tale ambito si traduce nella garanzia dei tempi decisionali e realizzativi, nella definizione dei fattori fondamentali per attrarre capitali privati e per rendere redditizi gli investimenti pubblici.

  • Dare priorità alle infrastrutture da completare.

Troppe sono ancora i tronchi di ferrovie, strade, porti e dighe rimasti inoperosi e non operativi per mancanza di fondi ovvero per dirottamento dei fondi su altri capitoli di bilancio. E’ necessario formulare delle scelte e assumere delle decisioni, attraverso la verifica e la misurazione della sostenibilità economica, sociale e ambientale, per selezionare le infrastrutture necessarie e concluderle.

  • Infrastrutturare adeguatamente tutto il paese per l’uso di internet .

E’ dimostrato come la possibilità e la capacità dell’uso delle reti dati e informazioni è fattore di crescita innovativa e indispensabile; in Italia sono troppi i ritardi accumulati. Priorità assoluta è quella di fornire di banda larga ed extra larga tutte le persone e le imprese così come informarle e formarle (già nelle scuole dove ancora invece le nuove modalità strutturali dei cambiamenti portati dall’uso del digitale sono al di là da venire).

  • Riqualificare le città utilizzando i patrimoni immobiliari pubblici.

Al di là della scelta tecnica delle modalità di attuazione della dismissione dei patrimoni immobiliari pubblici, va sventato il rischio di fare solo un’operazione di pura finanza e contabilità a breve termine, tralasciando gli effetti ambientali, economici e sociali. I due aspetti devono invece essere integrati stante la complessità dell’operazione e la notevole presenza di aree e immobili nelle zone strategiche delle nostre città. Per questo è necessario determinare i criteri di valorizzazione urbanistica secondo le localizzazione dei beni e la compatibilità e sostenibilità economica, sociale e ambientale, ovvero focalizzandoli su:

  • vicinanza rispetto a servizi e infrastrutture di mobilità e trasporto, per facilitare e incentivare minore inquinamento e incidentalità dovuta alla diminuzione di traffico su gomma, premiando attraverso maggiori cubature tutti gli immobili localizzati presso snodi di interscambio di trasporto pubblico, specie su ferro;
  • mix funzionale di più destinazioni d’uso, per non rischiare di facilitare la mobilità urbana invece di contenerla e diminuirla per gli effetti inquinanti e economici che determina;
  • edilizia verde (bioedilizia), obbligando a realizzare e riqualificare gli immobili esistenti con materiali ecocompatibili e impianti di energia rinnovabili.

Le tre caratteristiche sopradette non avranno alcuna incidenza sull’attrattività degli investitori e sulle rispettive redditività, mentre il risultato finale, entro i prossimi 10 anni, sarà di riqualificare le città italiane e renderle più sostenibili e vivibili, dotandole nel contempo di servizi e funzioni moderne e innovative, creando anche un indotto nei settori industriali e produttivi di materiali ecocompatibili di energie rinnovabili.

  • Valorizzare l’identità, la gestione, la sistematicità e la sperimentazione (innovazione creativa). Si tratta, attraverso norme e regole comportamentali, di fissare questi aspetti come driver dell’innovazione, per la riqualificazione e lo sviluppo delle città e dei territori, che certamente rappresenta il tema più complesso e articolato.
    • Lidentità. Le città italiane stanno rischiando di perdere la loro capacità di accudire i propri cittadini, di accogliere turisti e persone di affari e di far vivere esperienze ed emozioni che sono nella loro storia, nelle tradizioni e cultura. Da un lato solo musei e vestigia più o meno conservate, nessuna possibilità di rientrare nella vita e nelle sensazioni di quell’epoche, dall’altro poca o nessuna attenzione  all’identità di oggi e ai disegni per domani. Raccontare e far vivere quello che la città è e sarà, non solo quello che fu e che appare: questa sarà la sfida innovativa per un futuro dove la mobilità delle persone sarà sempre più causata e motivata dalle convenienze e dalle opportunità su scala planetaria. Parchi a tema o spazi virtuali, per raccontare con le tecnologie di oggi e di domani il loro passato, servizi e sceneggiature per far conoscere e vivere le città con la loro storia, ma anche con tutto il presente e i sogni per il futuro, come scambiatori di una rete, di un sistema storico e culturale, di civiltà che hanno costruito l’occidente. Un’accoglienza delle persone per le persone, servizi civili per persone civili, più pragmatismo possono dare un contributo a “fare lo scatto” e, perdendo qualche caratteristica negativa, conquistarne qualcuna positiva per uno sviluppo più sostenibile e equo. Per fare ciò certamente non basta realizzare solo infrastrutture e servizi, serve anche e soprattutto avere un’identità per il futuro che deve misurarsi con la globalizzazione e connotarsi per un “qualcosa” che racconti e faccia vivere ai suoi abitanti e ai suoi turisti esperienze e aspirazioni, sogni e realtà. Idea che valorizzi e innovi i valori e gli usi e costumi sociali, del territorio e della capacità di creare e produrre.
    • La gestione. Occorre rifondare principi e regole con cui nell’ultimo mezzo secolo è stato infrastrutturato e costruito oltre il 40 per cento del suolo oggi urbanizzato. Si tratta di ripianificare e riprogettare l’intervento nelle città e nelle aree periferiche, in special modo individuando ade­guate forme di gestione dei servizi con l’appropriato coinvolgimen­to dei privati, secondo un’ottica di globalità e interrelazioni. Organizzare e gestire, quindi, i vari livelli di interfaccia tra le distinte funzioni è la vera sfida e in questo è chiaro il ruolo che deve assumere una rinnovata Pubblica Am­ministrazione, in grado di governare il fenomeno non più con un’organizzazione basata su principi di specializzazione e suddivisione delle funzioni appartenenti a ere vecchie e passate.
    • La sistematicità. Sia sotto l’aspetto istituzionale-amministrativo e gestionale che sotto quello tecnico, si deve poter programmare e gestire gli interventi in modo sistemico,  superando la settorializzazione tra gli aspetti urbanistici, ingegneristici, ambientali, impiantistici, trasportistici, sociali ed economici. La riqualificazione va gestita considerando il territorio oggetto d’intervento nella sua globalità, intersecando e interrelando tutti i fenomeni e le attività che vi hanno sede e anzi ottimizzandone, tendenzialmente almeno, il grado di integra­zione. Si tratta per questo di orientare la sperimentazione a rivisitare la cultura tecnica e anche il modus operandi della Pubblica Am­ministrazione.
    • La sperimentazione. È la via per andare al rovescio della medaglia dei tentativi, falliti nei decenni passati, di voler individuare prima, e gestire poi, leggi e normative teoricamente perfette. Il fenomeno della modificazione urbana è talmente complesso e articolato da non potersi trattare impiegando principi astratti, senza «sperimentarlo», tentan­do le alternative plausibili sotto i vari aspetti e mettendole alla prova dei fatti della gestione del processo. Nuovi iter approvativi, nuovi rapporti con l’utenza e con l’opinione pubblica, nuovi e più complessi sistemi di progettazione, nuove modalità di gestione della città possono e devono passare da una fase puramente teorica ad una sperimentale mirata.
  • Condividere le responsabilitàOltre lo spending review per una function review dove siano facilitati e valorizzati le condivisioni e le collaborazioni tra Pubbliche Amministrazioni quando programmano e realizzano interventi sia nel caso in cui siano diretti agli stessi target, sia nel caso in cui interessino uno stesso territorio. In parallelo è necessario realizzare norme che consentano una maggiore collaborazione programmatica e realizzativa, anche tra soggetti privati e pubblici, profit e no-profit, per consentire di ottimizzare capacità, interessi e sviluppo integrato. In quest’ottica potrebbe essere di supporto l’inserimento normativo della Responsabilità Sociale Territoriale per la Pubblica Amministrazione e forme di incentivazione per le imprese profit e no-profit.
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