PERCHÉ MARIO MONTI E IL SUO GOVERNO PIACE. Nasce un nuovo lessico nell’agenda politica degli italiani

Posted on 06/03/2012

0



E’ vero che siamo solo all’inizio dei lavori di questo governo, ovvero in quella fase comunemente definita come la “luna di miele”, ma è indiscutibile che il Governo Monti ad oggi piace e ispira fiducia. Capire perché questo governo piace e quali sono le aspettative in esso riposte è fondamentale per capire cosa sta succedendo in Italia, qual è lo stato d’animo del Paese e le aspettative delle Persone e quale sarà il futuro lessico della prossima agenda politica ed elettorale.

Un primo punto su cui riflettere ritengo siano le qualità personali che vengono attribuite dagli Italiani a Mario Monti. Il suo profilo di immagine mostra che il prof. Monti viene percepito come un uomo profondamente autorevole e degno di fiducia, ma l’aspetto chiave di questa percezione è che la fiducia e l’autorevolezza che gli vengono attribuite sono messe in antitesi alla capacità di emozionare e all’essere “politico in carriera”. Per semplificare potremmo dire: sei autorevole e degno di fiducia perché non sei un “politico” e perché non parli con il linguaggio delle emozioni ma attraverso discorsi concreti e sobri.

Se pensiamo che la comunicazione politica in Italia fino ad oggi, sostanzialmente in entrambi gli schieramenti, ha sempre puntato all’emozionalità come fattore per la creazione del consenso è interessante scoprire che Monti piace proprio perché, al contrario, non fa cosi.

Cosa pensa di Mario Monti?

E’ autorevole

Mi ispira fiducia

Adatto a guidare l’Italia

Difende solo gli interessi dei ricchi

E’ uguale ai politici

Mi emoziona

79,3%

66,4%

65,3%

32,4%

26,4%

12,1%

Fonte: Lorien Consulting Osservatorio Politico Nazionale 17 febbraio 2012

In questi ultimi dieci anni i nostri valori di riferimento, nonché il nostro modo di consumare, si sono radicalmente trasformati. Stiamo vivendo da tempo anche in Italia la fase del “no frills” -letteralmente senza fronzoli- e del low cost. L’orientamento diffuso è quello di cercare di evitare il superfluo, le cose inutili e le sovrastrutture là dove non sono realmente necessarie e dove non corrispondono ad un reale valore. Cercare di spendere meno non è un fatto esclusivamente legato alla disponibilità di denaro, è una scelta di valori di riferimento. Quello che è cambiato è il valore attribuito alle cose per le quali si decide che valga la pena spendere. Monti ha perfettamente intercettato il modello e la cultura (europea) del “no frills”. E’ cambiata la scala dei valori e quello che la politica deve cercare di capire, pena l’estinzione o la rappresentanza, è quali sono le priorità percepite come importanti e di valore per il Paese oggi e quali quelle superflue.

Il profondo accordo che è stato espresso dagli italiani verso la scelta di non candidare l’Italia alla competizione olimpica 2020 è un altro indicatore di questa tendenza, ovvero: “Basta sogni, poniamo attenzione alle priorità del Paese”. In queste valutazione ci sono due significati da cogliere, da un lato la sfiducia verso la politica e la capacità di intercettare le priorità del Paese, dall’altro la concretezza e la fiducia riposta nell’azione tecnico amministrativa della Politica.

Quanto è d’accordo con la decisione del Governo di escludere la presentazione della candidatura di Roma alle Olimpiadi 2020?

Molto, abbastanza

Poco, per niente d’accordo

Non so, non risponde

75,1%

20,6%

4,3%

Fonte: Lorien Consulting Osservatorio Politico Nazionale 17 febbraio 2012

Coerentemente la comunicazione dell’intero governo Monti e la sua capacità di intercettare le “cose importanti” è giudicata in maniera sostanzialmente positiva, nonostante l’apparente impopolarità di alcune delle azioni fino ad ora intraprese, pensiamo alle pensioni, all’imposizione fiscale e al dibattito in corso sull’art.18.

Come giudica la Comunicazione del Governo Monti?

Molto, abbastanza positiva

Molto, abbastanza negativa

Non so, non risponde

62,2%

13,4%

24,3%

Fonte: Lorien Consulting Osservatorio Politico Nazionale 17 febbraio 2012

Tutto l’insieme di cui sopra si traduce, ovviamente ad oggi, in un’amplissima fiducia rispetto alle capacità di Monti di garantire al Paese per il futuro la stabilità economica.

Monti riuscirà a garantire al Paese la stabilità economica?

Sicuramente, probabilmente SI

Sicuramente, probabilmente NO

Non so, non risponde

69.7%

25,1%

5,3%

Fonte: Lorien Consulting Osservatorio Politico Nazionale 17 febbraio 2012

Sarebbe però un errore limitarsi al solo “evento Monti” e al suo effetto differenziale rispetto alla crisi economica o della politica, in particolare nell’ultimo semestre dell’anno scorso. Il fenomeno è più ampio e riguarda un nuovo lessico, un nuovo linguaggio del Paese che è oramai fatto consolidato.

A tal proposito ricordo un interessantissimo sondaggio del luglio 2011 nel quale si potevano facilmente “leggere in anticipo” le tendenze che oggi sono sotto gli occhi di tutti. Emergeva già in quella analisi un chiaro nucleo di valori innovativi rispetto alla classica matrice identitaria degli Italiani e si polarizzavano due “culture”. La cultura classica individualista ed un po’ opportunista, considerata però un aspetto del nostro passato, e un “nuova” cultura maggiormente legata alla capacità di costruire legami e relazioni efficaci e competenti, caratteristica questa del nostro futuro. Le “parole nuove”, percepite come più positive dagli Italiani, non riguardano il disimpegno o l’individualismo o l’edonismo; esprimono al contrario un rinnovato modo di concepire la partecipazione alla vita sociale. Anzi è proprio l’individualismo che viene percepito come un orientamento del “passato” e considerato come un tema chiaramente “out”.

Un aspetto interessante, presente nel nuovo “lessico” degli Italiani, riguarda i concetti di merito e concorrenza, ovvero la capacità di  riuscire a prevalere sull’avversario all’interno di una gara dove esistono un set di regole oggettive e trasparenti, vengono rappresentati come valori fortemente positivi e caratterizzanti il futuro. In passato, in diverse altre ricerche che ho personalmente condotto o avuto modo di leggere, ho sempre visto prevalere nelle opinioni degli Italiani l’idea che l’appartenenza alla comunità, la fedeltà al gruppo o alla famiglia sia il  principale “valore guida” di riferimento. Come dire: non è importante quanto tu sia bravo o competente quanto a quale “famiglia” o “gruppo” tu appartenga e quanto, di conseguenza, tu mi sia fedele ed io mi possa fidare di te.

Per l’appunto l’appartenenza e la fedeltà come unico valore che si prepone a competenze e capacità che sono considerate meno rilevanti: è in sintesi il concetto dell’utile idiota di cui le cronache degli ultimi anni sono piene. Se ci fermiamo per un attimo a riflettere è facile accorgersi che questo modo di pensare è stato fino ad oggi il modello attraverso il quale sono state gestite dalla politica le amministrazioni e più genericamente le relazioni. Forse anche per questo si può capire il distacco che gli Italiani sembrano esprimere oggi da chi li ha governati negli ultimi anni ed è questa anche la chiave per capire perché Monti sembra piacere così tanto. Un individuo, solo tra gli altri, che pone la competenza e la tecnica come “criterio”, che propone nuove regole “più libere ed ampie” per partecipare alla competizione economica e che di fatto, amplia –almeno sulla carta- le possibilità di accesso e di partecipazione dei cittadini tutti e delle imprese alla vita sociale ed economica. Potremmo forse sintetizzare che sta prendendo forma un pensiero maggiormente laico che permette oggi di vedere l’individualità come un valore e non più come un “peccato”. L’individuo non è più demonizzato dallo spettro dell’individualismo.

Questo fatto ci permetterà forse di affrancarci finalmente sia dalla matrice cattolica che da quella marxista: di fatto due diverse forme di “collettivismo”. La nostra tradizione più prossima, ancorché è passato più di mezzo secolo, è ancora quella del Piano Marshall, dell’economia assistita della “ricostruzione” e delle “partecipazioni statali” che fino ad oggi ha caratterizzato il nostro Paese. Cultura che non ha di fatto mai facilitato o permesso l’emersione in larga scala e l’internazionalizzazione sia delle nostre imprese che prima ancora della nostra borghesia e classe dirigente. Non credo si tratti solo di “sfiducia” verso la Politica tout court quanto di un nuovo modo di concepire il “rapporto” tra cittadini e Istituzioni. E’ una “revisioni dei ruoli”: non più una delega a decidere ed operare per proprio conto completamente su tutti i campi e settori quanto una richiesta di strumenti e regole per poter poi agire ed operare come individui. Insomma, “lasciami giocare la mia partita, dalla politica mi aspetto che non invada il campo, ma che sappia interpretare il ruolo di un  giudice di gara onesto, inflessibile ed attento”.

Gli Andreotti, i Moro ma anche i Berlinguer o i Craxi sembravano tutti forse mossi da una profonda sfiducia nelle reali capacità degli italiani di esprimersi direttamente e forse anche per questo li hanno di fatto completamente “sostituti”, garantendo loro in compenso un “sistema di assistenza e di tenuta” molto forte ancorché molto oneroso. Un approccio paternalistico che ha anestetizzato un Paese che oggi però chiede maggiore partecipazione. Vorrei sperare che, come cittadini Italiani, “siamo diventati tutti un po’ più adulti” e che, in particolare, i più giovani riescano in futuro a “separare l’acqua dall’olio” per non fare di tutta l’erba un fascio e perdere così anche aspetti positivi della nostra tradizione. Mi auguro che, ad esempio, siano in grado di amare la famiglia, di coglierne il valore, ma fuggire dal familismo, che sappiamo vivere la partecipazione alla collettività e non la sola appartenenza ad un “campanile”.

Il quesito, a cui è difficile per me dare risposta, è il seguente: la classe politica italiana attuale e le istituzioni sono in grado di ripensare il rapporto con gli italiani? Sono in grado di rivedere in un ottica maggiormente paritaria, di scambio e partecipazione il rapporto con le categorie, le professioni e le diverse espressioni della società civile? La politica è in grado di ripensare il suo ruolo e la sua funzione e di operare quella fondamentale distinzione da organismo regolatore e di indirizzo a gestore diretto?

Posted in: Notizie