Per Roma e per il Lazio. In prima persona per l’Italia del 2020

Posted on 04/03/2012

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E’ un periodo di forti criticità e complessità che rende particolarmente difficile capire e comprendere cosa fare per riuscire a ripartire verso un nuovo sviluppo. Uno sviluppo che questa volta deve però essere diverso, sostenibile e non più solo e unicamente moderno e quindi “meccanicistico”, quantitativo e materialistico.

Ci sono in questo contesto almeno tre cose certe:

  • la situazione nella quale ci troviamo;
  • le persone che siamo;
  • la crisi che attraversiamo.

Per quanto riguarda la situazione, oggi nel Lazio siamo oltre 5,7 milioni di persone e 608 mila imprese delle quali ben il 99% sono micro e piccole, ovvero sotto i 49 addetti, e addirittura ben 577 mila micro, ovvero sotto i 9 addetti. La nostra è un’economia basata molto sulla presenza della Pubblica Amministrazione e i settori del commercio (25%) e delle costruzioni (15%)  sono quelli predominanti. Il tasso di internazionalizzazione delle imprese è basso rispetto all’Italia (7% del totale del valore aggiunto contro il 21,3%) mentre il tasso dell’imprenditoria femminile è del 23,6% sopra la media nazionale (23,5%), ma comunque ben sotto quella europea. Rilevanti le presenze dei turisti che raggiungono ben 32 milioni e sono ben il 25% di quelle italiane.

Le persone. Chi siamo? Chi siamo diventati? Non siamo certo rimasti quelli del dopoguerra. Il tasso di alfabetizzazione, il reddito pro-capite, il tasso di occupazione si sono almeno decuplicati in valore relativo, ma oltre siamo cambiati molto anche noi. Non più figli dell’operaio e dell’impiegato, dei colletti bianchi o blu, ma persone proteiformi, turisti, vagabondi secondo le definizioni di Rifkin e di Baumann, comunque persone i cui bisogni primari sono sostanzialmente soddisfatti e alla ricerca di esperienze e trasformazioni, mai domi, sempre curiosi e vogliosi di cambiare. In altre parole siamo tutti diversi e non più “impacchettabili”. Ciascuno con la propria formazione, il proprio lavoro, religione, rapporti sociali, affetti, credo politico. E tutti viviamo nelle foreste urbane.

La crisi la stiamo cercando di capire, ma forse non tutti abbiamo compreso che questa non è una semplice crisi finanziaria, ma che invece è una crisi fatta esplodere dalla finanza (la goccia che ha fatto traboccare il vaso) e che riguarda più profondamente i valori sociali, ideali, morali. Le risorse sono finite, l’infinito moderno è finito. La crisi è epocale. Per ora in Italia c’è un patto per rimettere un pò di cose a posto, cosa che peraltro a livello locale non c’è e causa – anche qui a Roma e nel Lazio – spesso guerriglie e blocca risorse che pur ci sarebbero (basti pensare ai Fondi Strutturali Europei).

E sempre in questo periodo, però, non ci sono due cose che invece ci servirebbero e anche molto:

  • progetti e programmi;
  • le modalità per idearli e realizzarli.

Le modalità forse sono oggi più importanti degli stessi progetti, stante la crisi anche della rappresentanza democratica. L’ho ricordato forte e chiaro nei due articoli “Toc, Toc c’è nessuno?” e “Democrazia partecipativa: l’opinione degli italiani“. Quello che emerge dai dati esposti è l’urgenza e l’indispensabile necessità di cambiare le modalità, gli approcci e i metodi per realizzare programmi e progetti. Occorre una partecipazione innovativa, più competenze, più condivisione, più collaborazione e molta più responsabilità. Ormai non ci sono più manuali e bibbie di certezze, ne si affacciano all’orizzonte ipotetici geni, gerarchi o burocrati che troveranno la pietra filosofale della risoluzione.

Roma? Per fortuna non si farà la Formula 1 e non ci saranno le Olimpiadi. Il Piano Strategico sembra languire per fattibilità e purtroppo anche per contenuti. Necessità però tante. Ne ricordo qualcuna: un’adeguata mobilità pubblica e su ferro; banda larga e internet per tutti; asili nido, scuole materne e scuole aperte 12 ore al giorno per 12 mesi l’anno (http://27esimaora.corriere.it/articolo/ecco-dove-investire-scuola-scuola-scuola/ ); più donne al lavoro; raccolta differenziata dei rifiuti; un’adeguata accoglienza per i turisti.

Lazio? Un trasporto pubblico locale degno di questo nome, con un’intermodalità per i passeggeri tra gomma e ferro; una sanità… risanata; reti d’imprese innovate; imprese internazionalizzate; imprese femminili e imprese di immigrati e sociali. Ma il tutto con un’ approccio innovato! Idee, progetti , programmi? Ognuno li raccolga e li metta a disposizione sul sito di Italia 2020  (www.associazioneitalia2020.it  Proponi la tua Italia) . Ne renderemo conto noi comunque. Affinandoli se necessario, verificandone la sostenibilità, inviandoli alle Istituzioni competenti e seguendone le tracce.

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