Prodotti e territorio per costruire l’Italia di domani

Posted on 03/03/2012

0



Da sempre la qualità agroalimentare è uno dei motivi per cui l’Italia è famosa nel mondo: è un patrimonio fatto di tradizioni locali gelosamente custodite e tramandate nel tempo che oggi, a causa di una cultura sempre più attenta al globale e quindi all’omologazione, rischia di scomparire. Il concetto da cui prende le mosse la tradizione agroalimentare italiana è il territorio, così diverso e unico in un Paese come il nostro relativamente piccolo, un punto di partenza e di riferimento così semplice ma al tempo stesso così complesso con una storia, a volte poco nota, tutta da scoprire e da raccontare. Ogni prodotto, unico nel suo genere, delimita e modella dei confini fatti di ricette locali tradizionali ed antichi sapori, in un mosaico geografico i cui tasselli sono a volte impercettibili e creati da una consuetudine conviviale che è un tutt’uno con il territorio. Si può senza ombra di dubbio affermare che l’Italia dei mille campanili è anche quella dei mille sapori!

Oltre al prodotto e al territorio, il nostro patrimonio agroalimentare ruota intorno al produttore, vero depositario di antiche sapienze. E’ colui a cui è stato virtualmente trasmesso un testimone generazionale che trova le sue fondamenta in quella tradizione rurale e contadina che voleva il passaggio dei segreti della terra di padre in figlio. Il produttore è in grado di contrastare le leggi di mercato dettate dalla moderna grande distribuzione, usando le armi che gli vengono date dalla passione nel suo lavoro e dall’amore per la sua terra e che determinano la tipicità e l’unicità dei suoi prodotti; posizionandoli, così, in una specifica nicchia di mercato le cui regole vengono dettate dalla qualità e non dalla quantità a basso costo. E’ dal produttore, quindi, che bisogna partire, perché alla base del mutato rapporto tra l’uomo moderno e il cibo c’è il taglio del cordone ombelicale che un tempo teneva unito il produttore ed il consumatore. Nella società moderna questo legame si è sciolto: nessuno si procura più il cibo, il vino o l’olio dal contadino, le stesse botteghe, veri templi del gusto, segnano il passo di fronte alla distribuzione di massa fatta di super ed ipermercati dove le decisioni di acquisto di un prodotto sono legate principalmente al prezzo più conveniente.

Bisogna invertire questa tendenza consumistica agendo, da una parte, sul produttore, mettendolo in condizione di produrre meno puntando sulla qualità e riuscendo a venderla ad un prezzo equo e, dall’altra, sul consumatore informandolo ed aiutandolo a scegliere consapevolmente i prodotti da acquistare stando più attento alla qualità dei prodotti prestando attenzione alle informazioni riportate in etichetta.

Il momento per i prodotti made in Italy è favorevole, nonostante la grave crisi economica che sta colpendo la nostra Nazione. Tra i consumatori, si va estendendo in maniera generalizzata una percezione diversa e più attiva della cultura legata al cibo, come l’insieme della produzione ed elaborazione creativa ed artistica di un popolo ma anche, come il portato delle sue consuetudini, del rispetto e dell’amore per il territorio d’origine, dell’attaccamento alle tradizioni locali che rischiano, se non tutelate e tramandate, di scomparire di fronte ad una omologazione imperante. E’ doveroso tutelare e trasmettere la cultura della Qualità ed Unicità, che da sempre caratterizza il made in Italy agroalimentare, con lo stesso impegno con il quale si deve salvaguardare un’opera d’arte. Come per i preziosi giacimenti costituiti dal patrimonio culturale e artistico della nostra Nazione, è necessario indurre un processo di coinvolgimento di tutti: istituzioni, enti, operatori, individui, famiglie, per diffondere, valorizzare, perpetuare l’altro patrimonio fatto di ricordi, evocazioni, odori e sapori di casa. Questo patrimonio è tanto più prezioso per la sua unicità, così strettamente connessa ed interdipendente alla conservazione della nostra biodiversità e del nostro ambiente naturale e coltivato.

Da sempre l’Italia occupa un posto di riguardo nella scena internazionale non solo per le sue tradizioni storiche ed artistiche, ma anche per quelle enogastronomiche e culinarie. Oggi, l’enogastronomia italiana insieme al patrimonio artistico e culturale, alla moda ed al design, rappresentano i fattori distintivi dell’eccellenza del saper fare italiano, sono il simbolo universalmente riconosciuto di quell’Italian style che si propone come alternativa all’uniformità asettica del villaggio globale. L’enogastronomia italiana, grazie alla costante ricerca della qualità, alla grande differenziazione delle cucine regionali e alla creatività dei nostri chef, si è imposta negli ultimi anni come punto di riferimento della cultura enogastronomia mondiale. Se pensiamo all’Italia che vorremmo contribuire a costruire o a rifondare da consegnare alle generazioni future, senza dubbio penso ad una Nazione più equa ed a misura d’uomo, che sappia orgogliosamente riscoprire e valorizzare  la propria vocazione agricola.

Sono freschissime le dichiarazione che Bill Gates ha rilasciato a Roma intervenendo alla sessione annuale dell’Ifad (Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo), invitando a puntare ed ad investire proprio sull’agricoltura. Credo che questa ricetta possa essere assolutamente valida anche per l’Italia, allargando il concetto di agricoltura a quello di gestione consapevole e sviluppo sostenibile dei nostri territori. Una gestione illuminata dei territori a vocazione agricola attraverso progetti pluriennali che sappiano declinare “visione” – in Italia ci stiamo disabituando a sognare di costruire una Nazione migliore – in grado di valorizzare l’enorme ricchezza paesaggistica del nostro mondo rurale, un sistema integrato di produzione agricola e valorizzazione dei territori in grado di prevenire le calamità naturali che hanno ferito la nostra Nazione in questi anni proprio a causa dell’incuria e dell’abbandono delle campagne.

Oggi più che mai, quindi, il binomio agricoltura e gestione consapevole dei territori rurali devono tornare al centro dell’agenda Politica, in poche parole devono tornare ad essere lo specchio in cui la nostra Nazione riflette la propria bellezza.

 

Posted in: Proposte