Rovesciamo la Piramide!

Posted on 24/07/2011

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Anche laddove vige il suffragio universale, il popolo non può comunque esprimere la propria volontà. E non può esprimerla perché una simile volontà collettiva di tutto un popolo, di milioni di persone non può esistere , e perché anche se esistesse una maggioranza di voti non potrebbe comunque esprimerla pienamente” . Così si esprimeva Tolstoj nel 1905 descrivendo i sintomi della rivoluzione che si stava svolgendo in quegli anni.

Passato un secolo da una rivoluzione se ne presenta a un’altra. Forse ancora di più, a un vero e proprio cambio di paradigma dove “la rete” ci sta consentendo di crescere “in tempo reale”. Quello che per Tolstoj era un inganno e una cosa impossibile diviene possibile se riusciamo a raggiungere l’obiettivo di rovesciare la piramide dei processi decisionali, mutando i concetti espressi da Peter F. Drucker (1988) sui modelli decisionali. Questo significa porre la classe dirigente del Paese a supporto e al servizio delle persone, della gente, della loro crescita e trasformazione e non –come sino a oggi accade – la gente al loro servizio. Tutti i protagonisti devono essere consapevoli di muoversi in un contesto dove la cosiddetta “domanda”, fino a pochi decenni orsono neanche presa in considerazione, perché in eccesso (strade, ferrovie, case, ospedali, scuole, finanziamenti, formazione, ecc. costituivano bisogni da soddisfare, non desideri da realizzare), oggi è ancora elevata, ma con contenuti tendenzialmente solo qualitativi e non più unicamente quantitativi. Per poter operare in modo efficace occorre entrare, allora, definitivamente nell’ordine di idee di “rovesciare la piramide” del processo. Chi stava alla base della vecchia piramide – le persone interessate dall’intervento – si ritrova in alto, per esprimere bisogni e desideri ed esercitare consapevolmente il ruolo di partecipazione e indirizzo e ottenere così soddisfazione delle proprie esigenze. Al contrario, il committente – specie se pubblico – e gli esperti si situano in basso per realizzare interventi secondo i desiderata e sotto il controllo dei destinatari, in un processo e sulla base di un’organizzazione che sono altrettanto basilari quanto gli obiettivi e i contenuti.

La democrazia di oggi deve, quindi, conseguentemente essere ovvero divenire necessariamente e-democracy, anche se ci sono tre enormi macigni che impediscono di rovesciare la piramide e che devono e possono essere rimossi. In Italia il quadro non è molto confortevole, ma può divenire una grande opportunità – visto che peraltro CISCO ipotizza un aumento del traffico on-line da qui al 2014 del 230% – se si rimuovono almeno i tre macigni di cui accennavo sopra:

  1. la scarsa conoscenza delle capacità e potenzialità di internet delle famiglie e delle micro e piccole imprese;
  2. l’ignoranza e la difficoltà di comprendere i vantaggi della partecipazione e dell’essere in rete tra persone e imprese e istituzioni per crescere di più e meglio;
  3. l’età e il genere di chi ci governa. Le percentuali di uso di internet per età ci dicono che dopo i 50 anni l’indice crolla sotto il 40%, ma l’età media di chi governa è di 57 anni (su una statistica delle 103 cariche principali del Paese, compresi i vertici del Governo nazionale, i presidenti delle regioni, i sindaci dei capoluoghi di regione, i vertici delle associazioni di categoria delle imprese e dei lavoratori…) ci sono solo 9 donne con un’età media di 43 anni,

Non è facile e non è semplice, ma ci sono alcune cose che si possono fare per iniziare e dare un contributo:

  • Open government.  Significa collaborazione in rete tra le Pubbliche Amministrazioni nazionali e locali per dare ai cittadini e alle imprese le informazioni, i dati e i servizi con il minimo della spesa e il massimo del confort. Si può e si deve fare molto di più, ma insieme.
  • Open data. La P.A. deve mettere on-line i dati grezzi affinché ogni cittadino, studente, ricercatore, impresa possa elaborarli come meglio crede, interrelandoli  secondo le proprie intuizioni e la propria creatività. Ancora troppi PDF, ancora troppo tempo perso per cercarli.
  • E-partecipation ovvero smentire Tolstoj e rovesciare la piramide. Piattaforme unitarie per monitorare giornalmente bisogni e progetti settoriali e specialistici del sistema delle imprese, dei sistemi urbani, delle filiere produttive, dei distretti di ricerca. Significa aprire al social enterprise network e realizzare piattaforme on line “per ognuno tutto il giorno”  dove proporre, raccogliere proposte e istanze e poter così correggere la rotta verso quello che serve a tutti noi. Con la Pubblica Amministrazione finalmente, una volta per tutte, al servizio dei cittadini tutti. L’investimento è minimale (due-tre decine di milioni di euro), ma la redditività è certamente a tre cifre.

Dentro la P.A. c’è la competenza e la capacità d’innovazione per fare questo e molto altro. Basta cercarle.

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