Responsabilità condivisa per un nuovo sviluppo

Posted on 24/07/2011

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Negli ultimi anni si sta sempre più affermando la modalità di collaborazione tra soggetti (imprese, ONG, istituzioni e individui) per condividere le scelte programmatiche, progettuali, realizzative e gestionali per lo sviluppo sociale e economico, specifico e generale e complessivo, dei territori. Vari autori (Porter, Kramer, Rifkin, Tapscott, Williams, Taylor tra i principali) hanno, a tal proposito, messo a punto metodologie  per ottimizzare le forme di collaborazione e compartecipazione tra i vari soggetti, ovvero hanno focalizzzato l’attenzione sull’importanza dell’empatia, sulle reti e sui sistemi come modalità da valorizzare per consentire nuove forme di sviluppo più adeguate agli scenari possibili per i prossimi decenni (a livello economico, ambientale, sociale, tecnologico in primis). Se quindi questo è uno scenario possibile  tra i tanti delineati, è uno di quelli che apre a una visione costruttiva e auspicabile, contro tutti quelli che vedono guerre e competizioni infinite. Dopo la lotta per la sopravivenza possiamo – se vogliamo – passare alla collaborazione per la sostenibilità.

Ma allora occorre rivisitare modalità, strumenti e norme in un’ottica programmatoria e progettuale che veda, almeno in una prima fase, la Pubblica Amministrazione non più suddivisa solo per competenze territoriali (Commissione europea – continentale, Governo nazionale, Regioni,  Provincie e Comuni locali) e specialistiche (Ministeri e Assessorati), ma per programmi e progetti integrati e condivisi con target unitari e competenze distinte e cooperanti.  Al cittadino, all’imprenditore (che spesso è solo o con pochissimi collaboratori) non interessa chi e perché (Ministero, Regione, Provincia, Camera di Commercio, Comune) fornisca il servizio e l’informazione, ma come viene fornito e il relativo grado di risoluzione del tema. Iniziamo a lavorare con questo approccio e daremo un contributo a risolvere i problemi della gente e smetteremo di rinchiuderci nelle mura dorate degli uffici.

Poi passeremo alla seconda fase, ampliando la collaborazione, cooperazione e condivisione anche alle imprese. Intanto iniziamo.

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