Mobilità a Roma: tempo scaduto?

Posted on 02/02/2011

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Da circa cinquanta anni è abitudine in Italia e nel mondo “approfittare” degli eventi sportivi di livello mondiale (Olimpiadi, campionati del mondo di calcio, ecc.) per modificare e cercare di migliorare parti delle nostre città. Formula Uno e Olimpiadi hanno rischiato e rischiano di diventare ancora una volta la panacea di tutti i mali e i problemi conosciuti di questa città. Sul primo evento è andata bene senza eccessivi sforzi e siamo rimasti in attesa di conoscere i benefici e i costi che la città avrebbe dovuto sopportare per un gran premio automobilistico che certamente non avrebbe portato nulla di più alla conoscenza e alla stima di una città che ha ben altri valori culturali e architettonici che non le pur, in alcuni casi, belle architetture dell’EUR (Palazzo dei Congressi di Adalberto Libera, palazzo dello Sport di Pierluigi Nervi, futura Nuvola di Massimiliano Fuksas e poco altro) inserite comunque in un impianto urbanistico e storico molto legato a un epoca non democratica.

 

 

Per le seconde, non vorremmo che rimanessero un sogno da perseguire e un pannicello caldo per coprire l’incapacità di affrontare i nodi strutturali di cui i cittadini di tutti i giorni soffrono quali il traffico, i rifiuti, il degrado e la sicurezza. Roma, da questo punto di vista – specie sul tema della mobilità -, rappresenta un esempio perfetto di mancata innovazione pianificatoria e di perdita di enormi occasioni di rinnovo e sviluppo sostenibile. Ma non perché non ci siano stati e non ci siano progetti e programmi, ma perché manca la capacità di gestirli e realizzarli. Programmi e interventi fattibili economicamente e che avrebbero e potrebbero avere effetti importanti per l’impatto e la sostenibilità ambientale.

Al di là di queste considerazioni, il “gioco” che qui si propone di fare è quello di mettere insieme i progetti già pronti e immaginarne gli effetti sulla città. Il coraggio dell’innovazione non c’è stato, rimane il coraggio della denuncia e dell’immaginazione per mettere alla luce esempi e casi utili per fare e sostenere lo sviluppo e non la conservazione fine a se stessa ovvero l’inviluppo e il degrado sociale e economico, ma anche ambientale e culturale.  Ricordare il coraggio degli Imperatori e Consoli romani e dei Papi è troppo facile: un giro più o meno veloce della città storica e di alcune zone esterne lo dimostrano ai romani e a tutti gli “stranieri” – 28 milioni all’anno – che vanno a Roma per affari, svago e turismo. Anche per le Olimpiadi del 1960 furono realizzati interventi importanti che ancora oggi la città utilizza, progettati anche da ingegneri e architetti di grande qualità, tra cui lo stesso Pierluigi Nervi. Ma era un’altra era storica. La mappa degli interventi non voluti o bloccati è considerevole e merita un’analisi e alcune riflessioni conseguenti sul tema del coraggio, dell’innovazione e della cultura.  L’elenco è lungo, ma alcune menzioni sono però doverose:

  • l’Asse Attrezzato previsto dal PRG del 1964
  • il Tunnel dei sette colli (1985)
  • il collegamento Palmiro Togliatti – EUR sotto il Parco dell’Appia Antica (1987);
  • il collegamento autostradale tra la Civitavecchia – Roma e la Pontina (1988);
  • il Parco integrato di Castel Fusano–Ostia Antica (1988);
  • la “cura del ferro” e il Master Plan proposti dalle Ferrovie dello Stato (1992-3);
  • il progetto “Traiano”, sistema integrato di viabilità e parcheggi (1993);
  • la tangenziale ferroviaria (1994);
  • le porte di Roma: stazioni di interscambio ferro-gomma lungo il GRA (1994);
  • le linee C e D della metropolitana previste dal 1964;
  • i parcheggi sotto i lungotevere all’altezza del Centro Storico (1995);
  • la valorizzazione delle aree e degli immobili della Difesa.

Gli interventi programmati e progettati negli ultimi 30 anni sarebbero stati più che impattanti sull’assetto di una città che continua ad avere enormi problemi di traffico e inquinamento che ne pregiudicano e alterano il profilo anche di appetibilità economica e turistica. Non basta il project financing per restaurare il Colosseo; va valorizzato e utilizzato con forza e con adeguate capacità tecniche e professionali per un programma che rivisiti la progettualità esistente, senza bisogno di re-inventarsi troppo, e coinvolga il sistema delle imprese della finanza e delle costruzioni e i proprietari terrieri per un nuovo Patto della Mobilità.

Inserisci anche tu gli interventi e i progetti per la mobilità rimasti sulla carta. Li raccoglieremo tutti insieme e li daremo al Comune, alla Provincia e alla Regione. Se non altro per ricordarglieli. Grazie

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