Città per i nuovi turismi

Posted on 02/02/2011

0



La programmazione dello sviluppo economico e sociale dei territori è diventata, negli ultimi anni, sempre più un argomento complesso, integrato con grandi percentuali di caoticità e imprevedibilità dovute sia agli effetti sempre più “quotidiani” della globalizzazione sia alla gestione della politica programmatica negli ultimi 20 anni in Italia e nel Mezzogiorno in particolare.  Non essere riusciti a definire programmi e obiettivi, se non addirittura vision, per lo sviluppo tali da riuscire poi a concretizzarle è un dato di fatto inoppugnabile sulle cui cause o meglio sui cui rimedi sarebbe forse giunto il tempo di decidersi ad agire.

Anche il turismo ha ovviamente avuto ed elaborato gli effetti della globalizzazione a livello mondiale e della non programmazione in Italia. Siamo cosi passati da un turismo di elite negli anni 50-70, dove il nostro paese era leader mondiale, al turismo di massa degli anni 80-2000, dove leader sono diventate la Francia e gli USA, fino ai turismi degli anni 2010-30 (?) dove i leader saranno i singoli territori per le singole tipologie di domanda integrata soddisfatta. Domanda alla quale andrà proposta, appunto, un’offerta sempre più in grado di essere sistemica e quindi personalizzabile sui singoli. Un‘offerta dove il territorio, le sue persone, la sua organizzazione pubblica e privata dovranno necessariamente essere in grado di mettere a diposizione del turista p.e. golf e masserie e orecchiette e ceramiche, ovvero musei, spiagge, caciucco e parchi, facendogli capire e poi vivere un’esperienza significativa se non unica, caratterizzata da determinati fattori chiave di riconoscimento.

Osservatorio Nazionale sul Turismo

Considerando anche i competitori (e in Italia dobbiamo ricordarci che siamo nel bacino del Mediterraneo, prima destinazione mondiale turistica con ben 400 milioni di presenze annue) si dovrà decidere quale offerta “vendere” e quindi a quale delle tante domande rispondere oltre che quali esperienze far vivere ai propri ospiti. In Italia, in particolare, le città con i loro centri storici, oltre ovviamente i luoghi e gli spazi dell’accoglienza e della ricettività, presentano criticità ancora latenti che possono divenire grandi opportunità nella competizione internazionale nell’attrazione turistica. Non è facile arrivare in una grande città piena di storia e di attrazioni culturali come ce ne sono molte in Italia ed in Europa e trovare un albergo che consenta di vivere le sensazioni, le emozioni, di far vivere l’esperienza caratteristica della storia, dell’identità, dell’autenticità di quella città.

Roma, per esempio, una stanza con vista sui Fori, un albergo dal nome memorabile, un arredamento di colonne, capitelli e statue. Ma basta tutto questo a dare la certezza di stare a Roma e non a Las Vegas? Come dare al turista cinese o siciliano la possibilità di vivere quest’esperienza unica e autentica? Come riuscire a affidare il mandato a progettare e realizzare tutto ciò gestendolo in modo sostenibile? Siamo di fronte a persone che esprimono desideri, talvolta bisogni, che chiedono servizi, alberghi, ristoranti, musei, infrastrutture, ma sopratutto esperienze memorabili, che non sono più le stesse di solo venti, trenta anni or sono.  E così molte città italiane stanno rischiando fortemente, la loro capacità di dare esperienze e emozioni, di accogliere pellegrini, turisti e persone di affari, come di accudire i propri cittadini.  Esperienze e emozioni che sono nella loro storia e nella storia dei loro abitanti, nelle loro tradizioni e culture.

Romainfoline

Roma è una capitale da oltre duemila e cinquecento anni. Così Firenze, Venezia, Napoli, ma anche Palermo e Verona, Ferrara e Siena. Hanno tuttavia una loro impronta, chiara, ma invisibile ai più. Il turista e il viaggiatore, il pellegrino e il business-man arrivano, vedono e partono e solo casualmente percepiscono. E’ casuale entrare in una trattoria romana o palermitana, come è casuale vivere l’esperienza di una giornata con “la società dei magnaccioni”, o con i ragazzi di Lecce. Ma altrettanto, se non di più, è impossibile conoscere e vivere l’esperienza di un cittadino romano del 150  d.C. o siciliano dell’ epoca di Federico o fiorentino del Rinascimento o veneziano del tempo dei Dogi e delle conquiste nel mare, perché non c’è nulla che è stato ideato, progettato e realizzato che lo mostra o lo fa. Solo musei e vestigia più o meno conservate, nessuna possibilità di rientrare nella vita e nelle sensazioni di quell’epoche. Parchi a tema o spazi virtuali, per raccontare con le tecnologie di oggi e di domani il loro passato, servizi e sceneggiature per far conoscere e vivere le città.

Le loro identità di oggi (e a Roma l’identità è anche il MAXXI e lo sarà la Nuvola, come a Milano la nuova Portello e a Torino il nuovo Lingotto) se i disegni per domani. Solo fisicità e antichità, nessuna capacità di raccontare quello che la città è e non solo quello che appare. La città con tutta la sua storia, ma anche con tutto il suo presente e i suoi sogni per il futuro e la città come scambiatore di una rete di un sistema storico e culturale spesso di varie civiltà e culture (grecaetruscaromana,rinascimentale, cristiana), che hanno costruito l’Occidente e che ora comunque sono preponderanti nel mondo. Tutto questo non si sente, talvolta si vede, mai si percepisce e si vive.

Legambiente

Forse un approccio esperenziale, ovvero un’accoglienza progettata e realizzata di persone per le persone, servizi civili per persone civili, più pragmatismo possono dare un contributo a “fare lo scatto” e, perdendo qualche caratteristica negativa, conquistarne qualcuna positiva per uno sviluppo più sostenibile e equo.  Ma allora molte città italiane hanno dietro un coraggio mancato e di fronte un coraggio possibile. Un’innovazione pianificatoria e progettuale persa o un’innovazione possibile per accogliere i nuovi turismi e i vari turisti con modalità, infrastrutture e strutture più adeguate al tempo attuale.

Posted in: Proposte